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Allaccio abusivo e furto energia: come abbiamo risolto il caso del nostro assistito

Reati contro il patrimonio · 2025-01-28

Al nostro cliente veniva mossa l’accusa consistente in allaccio abusivo e furto energia poichè lo stesso, secondo la ricostruzione del Pubblico Ministero, aveva forzato il misuratore di energia elettrica – rompendone i tendoni ed il sigillo – al fine di manomettere il circuito amperometrico interno mediante la decorticatura e l'intreccio dei fili ivi presenti, impossessandosi arbitrariamente di ingente quantitativo di energia elettrica.

Infatti, tali manomissioni avrebbero consentito un prelievo irregolare ed arbitrario della corrente elettrica di cui il nostro cliente si sarebbe servito.

Nel capo di imputazione veniva contestata anche l’aggravante di aver commesso il fatto su cose destinate a servizio pubblico o pubblica utilità a causa del bene oggetto di furto, ossia l’energia elettrica.

Prima di mostrarti qual è stata la linea difensiva da noi tracciata e perseguita nel corso del processo, ti rappresento che la norma che si presumeva essere stata violata è quella prevista all’articolo 624 del codice penale.

Tale disposizione al comma 1 punisce la condotta di chi si impossessi della cosa mobile altrui al fine di trarne profitto per sé o per altri prevedendo le sanzioni della reclusione e della multa.

Il comma 2 precisa che agli effetti della legge penale si considera “cosa mobile” anche l’energia elettrica e comunque ogni energia suscettibile di valutazione economica.

Sulla base di tale disposizione veniva sottoposto a processo il nostro cliente per allaccio abusivo e furto energia elettrica.

Come anticipato, l’accusa sosteneva che il nostro assistito avesse rubato l’energia elettrica mediante allaccio abusivo poichè a seguito di un controllo da parte di un operatore Enel era emerso che il contatore abbinato all’appartamento del nostro cliente risultava manomesso.

Nel corso del procedimento penale venivano sentiti in qualità di persone informate sui fatti sia l’operatore che aveva effettuato l’accertamento che un tecnico esperto della società di fornitura dell’energia elettrica, i quali fornivano indicazioni generiche circa la procedura che avevano seguito per repertare i contatori ed accertare la manomissione.

Durante il dibattimento siamo riusciti a sostenere l’estraneità del nostro assistito dalla condotta di furto ( e di manomissione) dimostrando che il contatore risultava essere installato all’interno di un vano dello stabile in cui erano presenti i contatori di tutti gli appartamenti ed all’interno del quale chiunque poteva avervi accesso. Inoltre, abbiamo provato che non vi era alcuna certezza che il contatore rilevato al momento dell’accertamento fosse proprio quello del nostro cliente.

Tale circostanza è stata dirimente ai fini della decisione di assoluzione adottata dal giudice in quanto non era possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che fosse stato il nostro assistito ad aver compiuto l’allaccio abusivo e furto energia elettrica.

Di seguito è riportato il provvedimento adottato dall’Autorità Giudiziaria che ha consentito al nostro assistito di ricevere giustizia scagionandolo da tutte le accuse:

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